Le politiche sociali non hanno colore politico: prima di tutto vengono le persone

Quando parliamo di disabilità, di anziani non autosufficienti e di famiglie che fanno salti mortali ogni giorno per andare avanti, dobbiamo fermarci un secondo.

Data:

21 mag 2026

Tempo di lettura:

3 min

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Quando parliamo di disabilità, di anziani non autosufficienti e di famiglie che fanno salti mortali ogni giorno per andare avanti, dobbiamo fermarci un secondo. Su questi temi la politica deve fare un passo indietro. Ed è una cosa profondamente sbagliata quando si arriva perfino a strumentalizzare le fragilità, le disabilità, le storie personali e le difficoltà delle famiglie per strappare qualche voto in più e attaccare la controparte. È una questione di rispetto e di dignità umana. Le politiche sociali non dovrebbero mai diventare terreno di scontro o di campagna elettorale.

In questi giorni si è fatto un gran parlare dei ritardi sugli assegni di cura, arrivando persino a indicare presunti colpevoli e a lanciare accuse infondate contro singoli enti locali. Rimettiamo i fatti al centro, per amore di verità: l’Assessore regionale alle Politiche Sociali della Campania ha chiarito pubblicamente che i ritardi nell’erogazione di alcune misure derivano dal fatto che non tutti gli Ambiti della Regione hanno completato le rendicontazioni richieste.

Questo significa una cosa precisa: il ritardo di alcune misure non deriva da dissensi innescati da questo o quel comune o da presunte “criticità interne” del singolo Ambito Cava – Costa d’Amalfi che, per quanto è dato sapere, risultava in linea con le rendicontazioni in quanto ha le carte in regola. I nostri uffici hanno fatto i compiti a casa, le rendicontazioni esistono.

Allora perché i soldi non arrivano? Perché esiste una regola burocratica secondo cui se anche un solo Ambito in tutta la Campania è in ritardo con i documenti, i fondi regionali si bloccano per tutti. Una regola che punisce i territori virtuosi e, quel che è peggio, le persone più vulnerabili. Ha fatto benissimo la Regione a dire che vuole andare a Roma a ridiscutere questo meccanismo con il Governo nazionale. È una battaglia sacrosanta che ci vede pienamente d'accordo. Però, per essere altrettanto onesti, non possiamo limitarci a scaricare la colpa sulle regole generali o sul governo.

Se ci sono territori che da anni non riescono a presentare i documenti o a spendere i fondi, la Regione Campania – che ha il compito istituzionale di programmare, controllare e vigilare – cosa ha fatto? Ha esercitato fino in fondo i poteri sostitutivi previsti dall’ordinamento?

Il sistema regionale ha gli strumenti per intervenire: esistono i poteri sostitutivi, esistono i commissari ad acta. Se un ingranaggio o un ambito si blocca e mette a rischio la vita dei disabili, l'autorità superiore ha il dovere di mandare qualcuno a sbloccare le carte, non di aspettare che il problema si risolva da solo sulla pelle della gente o, peggio, tollerare che si usi il palcoscenico dei social per fare scaricabarile o attaccare la controparte.

Quindi, vedete, il problema non solo è politico. Ed è quindi evidente che il problema non può essere scaricato soltanto sul Governo o sui territori, ma richiama anche una responsabilità generale del sistema di vigilanza e controllo regionale.

È anche evidente che è un problema tecnico e di gestione amministrativa e non certo riconducibile a singoli dissensi istituzionali. Chiedere chiarezza sulla governance, pretendere che i conti siano in ordine e che la gestione amministrativa sia chiara non significa "innescare contenziosi" o fare polemica. Significa fare il proprio dovere di amministratori responsabili, a tutela dei soldi dei cittadini e dell'efficienza dei servizi. Chi confonde la legittima vigilanza tecnica con il dissenso politico, probabilmente sta solo cercando un alibi per coprire le proprie difficoltà gestionali e di guida politica.

Abbassiamo i toni della propaganda dell'ultima ora. Mettiamo da parte i post elettorali e le bandiere di partito. Sediamoci attorno a un tavolo con serietà e concretezza. Perché se la burocrazia si ferma, o se un modello associativo mostra la corda, non perde un sindaco o un assessore: perdono le famiglie.

E noi siamo qui per difendere loro, non le poltrone di nessuno.

Sindaco di Atrani

dott. Michele Siravo

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Pagina aggiornata il 22/05/2026