Il Comune di Atrani ha trasmesso all’Assemblea dell’ASCCCA una nota chiara e ferma, con cui chiede di fermarsi un momento e fare piena luce sulla situazione reale dell’Azienda Speciale Consortile Cava–Costa d’Amalfi, prima di approvare bilanci, ripianare perdite o chiedere nuovi soldi ai Comuni.
Non è una presa di posizione politica, né uno scontro istituzionale. È un atto di responsabilità verso i cittadini e verso l’uso corretto delle risorse pubbliche.
Ad oggi, secondo il Comune di Atrani, mancano ancora elementi fondamentali per poter decidere con serenità: non è chiara la reale consistenza patrimoniale dell’Azienda, non risultano inseriti nel bilancio i residui attivi e passivi del Piano di Zona, non è definita la natura concreta del Fondo di Dotazione, l’Azienda non dispone di una propria struttura amministrativa, di personale e di liquidità effettiva.
In queste condizioni, chiedere ai Comuni di versare soldi o di ripianare le perdite significa esporre le amministrazioni a rischi giuridici, contabili e finanziari molto seri. Per questo Atrani ha chiesto il rinvio dell’Assemblea e un supplemento di istruttoria serio e condiviso.
Parallelamente, il Comune ha inviato una formale nota al Revisore dei Conti dell’ASCCCA, ponendo quesiti precisi sulla relazione al bilancio 2024. In particolare, ha chiesto: perché, pur prevedendo nuove perdite nel 2025, non sia stata fatta alcuna riserva sulla continuità aziendale; su quali basi tecniche e normative si fondi l’affermazione che il Fondo di Dotazione sia “sproporzionato”; quale norma consenta davvero di rimodularlo; se il ripiano delle perdite comporti o meno un debito fuori bilancio per i Comuni, con il passaggio obbligato nei Consigli comunali e alla Corte dei conti. Domande legittime, che non mettono in discussione le persone, ma servono a tutelare gli amministratori e i cittadini da decisioni prese senza basi solide.
Il Comune di Atrani ha inoltre preso atto delle precisazioni inviate dal Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’ASCCCA, osservando però che tali chiarimenti non risolvono le criticità, ma aumentano l’incertezza sulla reale natura patrimoniale dell’Azienda e sulla sua capacità operativa.
Per questo Atrani ha ritenuto necessario aprire anche una riflessione sulla governance dell’ASCCCA. Quando si gestiscono funzioni così delicate e fondi pubblici così importanti, è giusto chiedersi se i profili professionali chiamati a guidare l’Azienda siano pienamente adeguati per competenza tecnica, autonomia di giudizio e responsabilità istituzionale. Non è una critica personale, ma una richiesta di qualità e garanzia per tutti.
Il messaggio di fondo è semplice e comprensibile a ogni cittadino: prima di chiedere nuovi sacrifici ai Comuni, prima di ripianare perdite e prima di caricare i bilanci comunali di ulteriori pesi, è necessario sapere con certezza che cosa stiamo finanziando, su quali basi giuridiche e contabili e con quali reali prospettive di funzionamento. Ma soprattutto è necessario avere la garanzia che tutto questo serva davvero a migliorare la qualità dei servizi sociali e a tutelare chi quei servizi li rende possibili ogni giorno.
Il Sindaco di Atrani, Michele Siravo, lo ha sintetizzato così: «L’ASCCCA può rappresentare una grande opportunità per la gestione unitaria dei servizi sociali, ma solo se poggia su fondamenta chiare, solide e trasparenti. Fermarsi un attimo oggi non significa rallentare, ma costruire meglio. Significa garantire servizi di qualità più alta ai cittadini e, allo stesso tempo, assicurare stabilità, dignità professionale e serenità a tutto il personale che lavora nel settore sociale. Senza certezze amministrative e finanziarie, non esistono né buoni servizi né vera tutela dei lavoratori».
In questo senso, la posizione del Comune di Atrani non è di chiusura, ma di responsabilità: mettere ordine oggi per costruire domani un’Azienda capace di offrire servizi più efficienti, più giusti e più vicini alle persone fragili, e allo stesso tempo un contesto organizzativo sicuro, legittimo e rispettoso del lavoro di chi opera quotidianamente nei servizi sociali.