ALLE CITTADINE E AI CITTADINI DI ATRANI
Care concittadine, cari concittadini,
quando un Sindaco scrive a un altro Sindaco di una questione pubblica, non scrive una lettera privata: scrive qualcosa che appartiene a voi. Per questo rendo pubblica, senza filtri, la nota che ho ricevuto in questi giorni. Chi non ha nulla da nascondere non teme di essere letto.
Da mesi chiedo una cosa semplice: che la “Conferenza” dei Sindaci della Costiera si dia delle regole scritte — chi la compone e chi può farne parte, come si convoca, come si decide, come si verbalizza. Non per burocratizzare un confronto prezioso, ma perché oggi quel confronto non esiste per nessun atto: niente statuto, niente regolamento, niente sede. Eppure firma lettere in nome proprio ai Ministeri, alla Regione, all’ASL, alle aziende ospedaliere. Non è un problema teorico. Proprio in questi giorni un Comune ha chiesto di aderire alla “Conferenza”: ma un organismo che non ha un atto che lo costituisce non è nemmeno nelle condizioni di stabilire chi possa farne parte, né a quali condizioni. Prima vengono le regole, poi le adesioni.
Voglio essere chiaro, perché ci tengo. Ci sono Sindaci che lavorano, propongono, cercano di fare rete e unione, e avanzano proposte legittime anche sulla “Conferenza”: penso al Sindaco di Maiori, che ha proposto di darle un fondamento con una convenzione tra Comuni. Può essere la strada giusta, e lo dico con stima. E qualcosa si muove: su tredici Comuni della Costiera Amalfitana, tre si sono già espressi su questa proposta. Può sembrare poco, ma è l’inizio di quel confronto che ho chiesto — e ogni voce, anche quella che non la pensa come me, è un passo avanti. Perché il confronto è esattamente ciò che vogliamo.
La “Conferenza” come luogo di arricchimento reciproco va benissimo così com’è: è un valore per tutti noi. Le regole non sono un ostacolo al confronto, ma una garanzia per tutti. E le regole, si sa, non spaventano chi ha idee da portare, ma solo chi teme il confronto sul merito. Altro è volerla vendere — ai cittadini e alle istituzioni — per ciò che non è: un organismo già costituito, legittimo, nato istituzione. Questo non è vero. E non è un dettaglio far passare per istituzione ciò che istituzione non è: è una finzione, e le finzioni non tutelano nessuno. E vale ancora di più se le scelte che contano maturano a “tavoli informali”, senza un verbale e lontano da ogni sguardo: ciò che si decide senza regole non appartiene a tutti, ma soltanto a chi siede a quel tavolo.
Le regole non sono una novità. Quando la “Conferenza” era presieduta da Antonio Della Pietra, alle riunioni alle quali partecipavo personalmente venivano redatti verbali, successivamente trasmessi ai protocolli dei Comuni: era un inizio. Poi si è smesso. Chiedere di tornarci non è un capriccio, è serietà. Serietà è anche avere un protocollo comune: oggi manca perfino un flusso ufficiale dei documenti in entrata e in uscita — un registro che dica cosa arriva alla “Conferenza” e cosa parte a suo nome. Così ciò che è indirizzato a tutti finisce nelle mani di uno solo, e alcuni potrebbero non saperne nulla.
Nella nota allegata, invece, un Sindaco mi invita a non scrivergli più su questi temi. Leggetela voi. Io non ci aggiungo giudizi: le parole sono sue, non mie. Se faranno discutere, sarà per ciò che dicono, non perché io abbia scelto di renderle pubbliche. Perché in democrazia il pensiero si manifesta; e quando a un eletto si chiede di non esprimere più il proprio, non siamo più nella democrazia. La vera domanda è quanto spazio vogliamo riconoscere a chi ha diversi punti di vista: e come si chiami ciò che resta quando quello spazio viene negato, lo lascio dire a voi.
In fondo alla sua nota leggo l'auspicio di continuare a lavorare insieme. Lo accolgo con sincerità — ma lavorare insieme vuol dire, prima di tutto, potersi parlare e potersi scrivere. E quando persino le vie più “semplice” del confronto vengono chiuse, quell'auspicio rischia di restare soltanto una formula di cortesia. Il mio augurio, semmai, è che nessun amministratore debba mai sentirsi dire di tacere: né io, né chi verrà dopo di me.
Noi amministratori dovremmo avere orecchie più grandi della bocca. Un Sindaco può avere diversi punti di vista, contestare, proporre altro: ma quando si discute di un organismo che pretende di rappresentare l’intera Costa d’Amalfi, ogni Comune ha il diritto, e il dovere, di far conoscere agli altri la propria posizione. Per questo continuerò a scrivere: per protocollo, alla luce del sole, in nome di Atrani.
Ma qui chiudo la parentesi, e torno al lavoro. Ci sono cose ben più serie e concrete da fare per le nostre comunità, ed è a quelle che voglio dedicare il mio tempo e le mie energie.
Il confronto non teme le regole. La trasparenza non appesantisce le istituzioni: le rende più forti.
Atrani, 20 settembre 2026
Il Sindaco di Atrani
dott. Michele Siravo
